Satelliti o razzi abbandonati, attorno alla Terra ruotano 20mila frammenti di detriti.

Oggi non sono un problema ma in futuro potrebbero causare collisioni catastrofiche

25 febbraio 2015
Non è un problema di oggi, ma è sempre molto attuale. In orbita attorno alla Terra ruotano, a quote diverse, circa 20.000 frammenti di discrete dimensioni. Sono i cosiddetti detriti spaziali o “space debris”, che formano quella che è nota con il termine un po’ colorito di “spazzatura spaziale”. Si tratta di “pezzi orbitali” di vario genere, da satelliti abbandonati a frammenti di satelliti esplosi o di stadi di razzi abbandonati. Sono tutti ben monitorati e tenuti sotto controllo, ma il problema persiste e in futuro potrebbe portare a collisioni catastrofiche.

Satelliti recuperabili per essere eliminati
I satelliti delle ultime generazioni vengono già realizzati con propulsori che, alla fine dell’operatività del satellite, vengono o “sparati” verso orbite più alte, o al contrario fatti rientrare subito in atmosfera terrestre, dove bruciano al contatto con gli strati meno densi. Quindi, già da qualche tempo si è cominciato ad affrontare il problema con progetti di “clean space” per la pulizia delle orbite spaziali. Si tratta di sistemi tecnologici o piccoli satelliti in grado di recuperare a loro volta satelliti abbandonati o grossi frammenti orbitanti, per poi eliminarli facendoli rientrare e bruciare subito negli stratri atmosferici. Un progetto europeo, avviato di recente, vede coinvolta anche una onlus privata italiana, la COSMO-SpaceLand, con sede a Torino e campus al Centro Spaziale Europeo in Belgio. Il progetto prevede di convertire un velivolo a fusoliera larga, come quelli da tempo utilizzati da SpaceLand per voli in assenza di peso a 11 chilometri di altezza, che grazie a speciali parabole creano condizioni cosiddette di “gravità zero” fruibili anche dal grande pubblico. Il velivolo sarà anche in grado di portare in quota un veicolo spaziale per successive accensione dei motori ed inserimento in traiettoria sub-orbitale, con a bordo, nella sua stiva, l’ “acchiappasatelliti o detriti” dello spazio oppure nuovi satelliti da inserire in orbita ma dotati di sistemi per essere facilmente recuperate con lo stesso sistema.

Imminenti i primi test in “gravità zero”
Nel frattempo però sono in programma nuovi voli atmosferici in microgravità, che oltre a compiere ricerche scientifiche (in particolare di biomedicine, scienza dei materiali e tecnologie per l’esplorazione planetaria), serviranno proprio a preparare i voli con i primi veicoli spaziali, fino a quasi 100 chilometri dalla Terra: «Il velivolo SpaceLand è attualmente in preparazione per la prima missione di volo in assenza di peso richiesta direttamente al nostro team da consorzi industriali high-tech europei - ci dice l’Ingegner Carlo Viberti, Presidente SpaceLand, già responsabile tecnico dell’Ufficio Attività Astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea ESA e della tecnologia europea sulla stazione spaziale russa MIR -. E’ una richiesta che giunge da importanti industrie di Varsavia e Madrid su incarico dell’ESA per il programma Clean Space. Il gigantesco laboratorio volante Zero-G SpaceLand ha una capacità di imbarcare fino a 80 persone per singolo volo, non solo tecnici e scienziati». «Ma anche osservatori e “turisti spaziali”, insieme a decine di apparati sperimentali; nel prossimo decollo, previsto per la tarda primavera, questo laboratorio volante consentirà di validare varie tecnologie di cattura dei detriti spaziali con l’obiettivo di ridurre il grave rischio di collisione catastrofica fra satelliti e spazzatura orbitale, attualmente stimato fino al 10 per cento: un rischio che sta diventando preoccupante».

Voli per la ricerca e per il grande pubblico
«Il nostro progetto - aggiunge l’ingegnere aerospaziale torinese - prevede di trasferire in Italia il gigantesco DC-10-40F usato per i rifornimenti aerei dei cacciabombardieri del Governo degli Stati Uniti d’America e convertirlo nel primo grande laboratorio microgravitazionale per esperimenti a scopo civile, medico-scientifico e tecnologico, sia in condizioni di “zero- gravità”, sia in cosiddette “gravità lunare”, “gravità marziana” ed “ipogravità”, quest’ultima tipica di comete e asteroidi». In attesa dunque dei prossimi scenari spaziali, è imminente un nuovo volo con il velivolo per la gravità zero fino a 11 chilometri d’altezza. Un volo aperto non solo a ricercatori, ma anche al pubblico e a chiunque sia interessato a effettuare le parabole che il velivolo effettuerà per ricreare condizioni (altenate) di gravità zero, proprio come quelle degli astronauti in orbita. L’operazione consentirà all’Italia di diventare leader nel settore di scienze e tecnologie microgravitazionali, con benefici anche nella ricerca di contromisure su osteoporosi, sulla sindrome di Alzheimer (per le quali il team di SpaceLand ha già realizzato esperimenti anche con l’undicenne Kim Marco Viberti, in assenza di gravità col papà Carlo per conto della European Brain Research Institute fondata dal Premio Nobel Levi-Montalcini) e su varie altre patologie per le quali la ricerca medico-scientifica microgravitazionale sta rivelandosi vincente.

Il prossimo addestramento per qualificarsi alle missioni di volo aperte al pubblico è fissato al Campus SpaceLand nel Centro Spaziale Europeo per il fine-settimana del 28 e 29 marzo, con iscrizioni la prossima settimana tramite email a SpaceLand www.spaceland.it

Da "La Stampa" ANTONIO LO CAMPO 25/02/2015